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Tra l’incudine e il martello

 

Quello dell’allenatore è uno dei lavori più difficili al mondo.

Per poter allenare devi avere conoscenze tecnico/tattiche, capacità di comunicazione, leadership, passione e non so quanto altro ancora.
L’allenatore deve dirigere un gruppo di lavoro composto quasi sempre da singoli di ogni estrazione, di cultura ed età diverse e, per quanto gli è possibile deve portarli tutti dalla stessa parte.
Deve convincere i suoi giocatori della bontà delle sue idee, del suo metodo, deve incoraggiare, deve spiegare il perché di alcune scelte, deve tenere alto il morale quando le cose non girano bene e deve gestire quelli che, giocando meno, sono scontenti. Tutto questo da solo.
Purtroppo quando una società sceglie un allenatore troppo spesso non sa cosa sta scegliendo, un tecnico non è solo un modo di giocare, un modulo messo in campo ne una normale persona, una società dovrebbe tener conto di tutto quello che questa singola figura porta con se e invece…
Molti allenatori si aggiornano, studiano costantemente per migliorarsi e per arricchire il proprio bagaglio così da poter portare sempre più informazioni ai giocatori, ma dall’altra parte cosa si trova?
Se si chiama un architetto per abbellire la propria casa, si dice come la si vuole, cosa si vorrebbe, ma poi si lascerebbe lo stesso il tempo di lavorare sfruttando la sua fantasia e competenza, alla fine dei lavori, sperando che tutto sia venuto bene si paga. Con l’allenatore non funziona così, “Io avrei fatto questo cambio”, “Perché non hai fatto giocare tizio?”, “Ho visto quel giocatore che non era in giornata”.
Vogliamo poi parlare dei giocatori? Anche loro hanno delle idee tattiche. Attenzione, l’allenatore ha sempre da imparare e deve ascoltare chicchessia per potersi migliorare, ma troppo spesso i calciatori pensano di saperne più del loro allenatore perché: “Sono 20 anni che gioco a calcio”.
A pensarci bene un allenatore spesso cucina per se e la sua famiglia per 20 anni, quindi può insegnare l’arte culinaria ad uno chef? Il ragazzo che va in discoteca e balla da 20 anni può parlare di danza con un ballerino professionista?
Insomma, il ruolo dell’allenatore è il più difficile del mondo e per fortuna di pazzi di calcio ce ne sono talmente tanti che questo ruolo non è in pericolo di estinzione, speriamo solo di non finire schiacciati tra l’incudine e il martello e che un giorno si riconosca il ruolo come lavoro usurante…

 

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