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Numero Uno – Alla scoperta del ruolo del portiere

6° puntata: il tuffo leva gamba

Nella prima puntata di questa rubrica abbiamo descritto i “falsi miti sul ruolo del portiere” e tra questi
abbiamo parlato di come non esista la “parata d’istinto” ma certi tipi di interventi sono frutto di
apprendimenti acquisiti con ore e ore di allenamento.
Alcuni tra gli interventi più difficili per un portiere sono quelli in cui viene preso in contro tempo oppure la
conclusione è da distanza estremamente ravvicinata. Come è possibile intervenire in queste circostanze?
La risposta la troviamo nel gesto tecnico del tuffo “leva gamba”. Si tratta di un particolare tipo di tuffo che
viene utilizzato dai portieri nelle situazioni già descritte sopra e, come dice il termine stesso, consiste nel
togliere con rapidità la gamba più vicina alla direzione in cui sta andando la palla lasciandosi cadere in un
tuffo e cercando, con le mani, di bloccare o deviare il pallone che sta andando in porta.
L’ intervento può essere veramente risolutore di situazioni al limite e necessita di grande cura durante gli
allenamenti.
Come accennato nella prima puntata non è l’istinto a portare il portiere a compiere certi interventi ma il
lavoro specifico sulla reattività e sulla rapidità. Queste due caratteristiche possono (e devono) essere
allenate attraverso esercizi di brevissima durata e di altissima intensità.
Il tuffo “leva gamba” non si improvvisa e si deve insegnare partendo da esercizi analitici in cui, ad esempio,
si mettono due palloni fermi in direzione orizzontale (uno a destra e uno a sinistra del portiere) e si chiede
al portiere di tuffarsi su uno dei due, levando la gamba e deviando l’altro con il piede tolto. In questo modo
si allena il portiere ad esercitare il gesto tecnico in maniera guidata. La variante di questo esercizio può
essere svolta con una delle due palle in movimento (quella da parare) e l’altra ferma (quella da deviare).
Man mano che il portiere prende confidenza con il gesto si possono effettuare allenamenti più “complicati”
arrivando a svolgere esercitazioni anche di tipo situazionale. Ad esempio, un’ esercitazione molto utile, può
essere quella di far spostare il portiere da centro porta a coprire il primo palo (quindi esercitando uno
spostamento laterale su una distanza media in aggiunta al “leva gamba”) e calciando il pallone in diagonale
sul secondo (il pallone parte da fermo). Questa esercitazione, ad un livello molto avanzato, si può svolgere
anche con la palla in movimento dentro l’area di rigore.
La parata leva gamba, inoltre, può essere utilizzato in situazioni improvvise che possono essere ricreate
durante gli allenamenti settimanali attraverso esercizi in cui, oltre alla parte motoria, si esercita anche la
parte psichica. Un esempio può essere della psicocinetica abbinata al gesto tecnica. Un esercizio in cui si
allenano sia la reattività che la rapidità, in cui si utilizza il leva gamba, può essere quello dove il portiere
tocca un cinesino colorato posto al suo fianco (su comando dell’allenatore) e poi interviene su un pallone
calciato nella direzione opposta a quella del suo spostamento. In questo modo si tengono alte sia la
concentrazione sia l’intensità di cui avevamo parlato all’ inizio di questo articolo e, ovviamente, si
esercitano, come detto, reattività e rapidità.
Il tuffo “leva gamba” è un intervento difficile e complicato ma che non deve essere trascurato negli
allenamenti perché in partita si possono presentare diverse situazioni in cui è richiesto un intervento di
quel tipo. Sono da evitare goffi tentativi di intervento con i piedi o altri tipi di intervento che prevedono
l’utilizzo del passo laterale. In situazioni in cui il portiere viene preso in contro tempo o la palla gli viene
calciata addosso da distanza ravvicinata la soluzione è una ed unica: il tuffo “leva gamba”.