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Numero Uno – Alla scoperta del ruolo del portiere

5° puntata: l’1 vs 1 del portiere dei tempi moderni tra “croce iberica” e “spaccata”

“Rimani fermo fino all’ ultimo” è una delle frasi che spesso si dice come consiglio ai portieri per affrontare
gli 1 vs 1 contro gli attaccanti avversari. La scuola italiana, che fortunatamente riguardo questa tematica è
rimasta ancora abbastanza tradizionale, forma i portieri ad affrontare le sfide faccia a faccia con gli
attaccanti utilizzando una postura bassa con il corpo, le braccia altrettanto basse pronte ad intervenire e il
dettaglio fondamentale di non “fare la prima mossa” ma cercare di rimanere in piedi e fermi fino all’ ultimo
istante in cui l’attaccante è costretto a decidere se tentare il dribbling o provare a superare il portiere con
un tiro o uno scavetto.
Con l’evoluzione del gioco, però, sono state introdotte in maniera sempre più importante almeno due
nuove tecniche con cui il portiere può affrontare gli 1 vs 1. Stiamo parlando della “croce iberica” e della
“spaccata”.
Si tratta di due modi di affrontare l’1 vs 1 che non appartengono alla scuola italiana ed, anzi, derivano da
altri sport. Si può tranquillamente dire che sono state adottate dal calcio a 5.
La “croce iberica” nasce con l’esigenza del portiere di coprire il maggior spazio di porta possibile e può
essere eseguita nel caso di assoluta vicinanza al pallone con la certezza che l’avversario stia calciando. Il
portiere si posiziona con busto e spalla opposti alla posizione della palla, rivolti verso terra per favorire la
velocità di piegamento del ginocchio, evitando il tunnel. L’altro braccio dovrà essere particolarmente
reattivo nell’eventualità di una palla alta sul primo palo aiutando anche il ginocchio per raddoppiare la
copertura sul tiro. Questa tecnica non impedisce al portiere di essere reattivo su un eventuale dribbling
dell’attaccante ma ha le sue contro indicazioni e non bisogna abusarne (soprattutto).
Dal punto di vista fisico-atletico è un intervento che richiede un’elasticità importante in quanto si flettono
le gambe in maniera importante e repentina assumendo, tra l’altro, una postura parecchio innaturale. E’
necessario pertanto che il portiere sia adeguatamente preparato a livello muscolare altrimenti eseguendo i
movimenti richiesti per il gesto tecnico può andare incontro anche a delle noie muscolari non indifferenti.
Dal punto di vista tattico, invece, è sbagliato abusarne (es: per effettuare una chiusura del primo palo con
l’avversario in posizione favorevole per tirare) in quanto con questa tecnica, se la distanza non è ravvicinata,
si offre di fatto un lato dove calciare e diventa poi difficile poter modificare la postura se presi in contro
tempo, specialmente se la palla è bassa (vds. gol di Vinicius vs Ter Stegen in Real Madrid – Barcellona del
marzo 2020).
La “spaccata” è un gesto tecnico in cui il portiere si posiziona si posiziona seduto a terra, busto eretto,
braccia larghe, con una gamba tesa e l’altra piegata dietro. Di fondamentale importanza la posizione delle
braccia necessarie per intervenire su un eventuale palla alta. Si può utilizzare in un intervento in uscita “alla
disperata” e, ad onor del vero, si può rivelare molto efficace ma, identico discorso fatto per la croce è un
intervento che richiede grandissima elasticità.
Si tratta di due tecniche molto utilizzate tra i professionisti, specialmente i portieri tedeschi, e che negli
ultimi tempi vengono proposte anche tra i dilettanti. Attenzione perché l’allenamento e la preparazione,
sempre importanti sotto tutti i punti di vista, per questi tipi di intervento sono fondamentali e, forse, nei
dilettanti non ci si può esercitare in maniera adeguata rispetto alle possibilità che invece possono avere i
professionisti.
Proprio perché è richiesta grande elasticità sono i muscoli delle gambe, in particolare il bicipite femorale e
gli adduttori, che devono essere adeguatamente allenati e curati. E’ impensabile, per un atleta, eseguire dei
gesti tecnici come croce o spaccata non avendo i muscoli pronti ad un movimento rapido, innaturale e
brusco. È bene considerare questo aspetto perché non a tutti i livelli si dispone di preparatori atletici,
posturologi e macchinari in palestra per potenziare i muscoli e prevenire infortuni muscolari. Un allenatore
deve essere bravo anche a salvaguardare la salute fisica dei propri portieri e non solo curarne aspetti
tecnici, tattici e mentali.
Attenzione, quindi, a non voler essere troppo moderni. Ci vogliono prima di tutto gli strumenti e le
possibilità di predisporre un atleta (in questo caso il portiere) ad eseguire certi tipi di interventi. Non
bisogna improvvisare solo per il gusto di adeguarsi ad una moda importata da un altro sport.

 


Neuer del Bayern Monaco esegue un’uscita in spaccata contro Suarez del Barcellona in una partita di
Champions League di qualche anno fa. Notare come la postura del portiere tedesco copra un notevole
spazio al centravanti uruguagio ma anche come le gambe siano aperte a 90° richiedendo al corpo un grande
e brusco sforzo muscolare.