NUMERO UNO – ALLA SCOPERTA DEL RUOLO DEL PORTIERE

14° puntata: neuroscienza cognitiva applicata all’ allenamento del portiere

Soprattutto in passato molti sportivi, ma anche molti allenatori, si concentravano prevalentemente sul miglioramento dei principi motori ed il potenziamento dei sistemi osseo-muscolari e cardio-respiratori. Questo significa che non era tenuto in considerazione un altro fattore che influenza il rendimento del calciatore (si tratta di un qualcosa che avviene a livello cerebrale).

Questo paradigma secondo il quale il lavoro è focalizzato per lo più sul fisico è cambiato ed ha assunto sempre più importanza la preparazione psicologica e mentale. E’ proprio in questo ambito che inizia il lavoro della neuroscienza, ovvero ci vengono fornite informazioni cruciali per sapere cosa succede nel nostro cervello quando stiamo imparando un gesto tecnico, quando cerchiamo di coodinare diversi gruppi muscolari, quando abbiamo ansia da prestazione e questo genera in noi ansia o stress, oppure come condizionano il nostro rendimento stati emozionali come allegria o depressione.

Questa scienza specifica ci aiuta a comprendere al meglio il rendimento sportivo, comprendere l’incidenza di diversi fattori nell’ apprendimento motorio, ci fornisce informazioni circa lo stato d’animo dell’ atleta e ci aiuta a capire meglio la correlazione tra il cervello umano e le possibilità motorie del corpo.

Ad oggi non tutti i club hanno uno psicologo ed è quindi importante che ogni allenatore cerchi di acquisire qualche nozione riguardo a questo aspetto al fine di migliorare ognuna delle abilità dei suoi portieri.

Grazie alla neuroscienza si studia il sistema nervoso ed è possibile classificare le parti in cui è diviso il cervello (lobi) e per ogni parte le sue funzioni principali. Ad esempio, se ci limitiamo alla classificazioni del cervello in due emisferi, il destro e il sinistro, possiamo vedere come l’ emisfero destro sia associato alla capacità di integrazione di tutte le informazioni relative al movimento a livello di spazio tempo (es: calcolare il tempo di intervento per un uscita – coordinazione spazio-temporale) mentre l’ emisfero sinistro sia associato alle funzioni cognitive e, pertanto, viene inconsciamente utilizzato dal portiere per la lettura del gioco, la lettura delle situazioni per prevedere lo sviluppo del gioco in relazione a tutti gli aspetti tecnici del gioco stesso.

C’è naturalmente “comunicazione” tra i due emisferi grazie al corpo calloso che sincronizza le funzionalità di ciascun emisfero e fornisce le informazioni dal destro al sinistro e viceversa. In questa fase è importante sapere che nel momento in cui si prendono decisioni l’emisfero destro ha un vantaggio di 60 millisecondi rispetto al sinistro in merito alla ricezione delle informazioni da inviare e ricevere. Questo è molto importante da sapere per capire l’importanza di ricevere in anticipo le informazioni visive per il movimento, un aspetto chiave per cui il portiere si senta sicuro quando decide di intervenire.

E’ importante conoscere questo processo in cui si prendono delle decisioni perché può essere influenzato il rendimento del portiere. Una decisione presa in ritardo o errata può condizionare la prestazione, specialmente nel momento successivo all’ errore in cui il portiere prova amarezza per averlo commesso (importante in tal senso saper passare oltre).

In conclusione si può dire che un allenatore dei portiere, ormai, deve ottimizzare anche l’aspetto psicologico dei suoi atleti e cercare di potenziare anche le funzioni cognitive del nostro cervello per far sì che il portiere intervenga con rapidità ed efficacia. Come ottenere tutto ciò?

Ad ogni allenamento il portiere deve pensare a quello che fa, considerando che non lo fa per un automatismo, e lavorare anche sui sensi. Perciò è importante che il portiere si alleni utilizzando, ad esempio, esercitazioni con colori, numeri, lettere. L’ allenatore dei portieri deve spiegare al portiere perché si fa una cosa e per quale fine.

Quanto spiegato sopra è naturalmente solo una parte di quello che gli studi sulla neuroscienza possono dare al calcio ed in particolare all’ allenamento del portiere di calcio. Per un allenatore è importantissimo anche conoscere come funziona il cervello nel processo di scelta delle decisioni da prendere dato che le decisioni, fondamentalmente, sono la nostra guida verso il successo.

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