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Numero Uno – Alla scoperta del ruolo del portiere

2° puntata:

il portiere ed il gioco con i piedi

Risale al 1992 l’introduzione di una regola che da lì in poi avrebbe segnato, di fatto, una rivoluzione per il
ruolo del portiere. Gli Europei di Svezia ’92 furono l’ultima competizione nella quale i portieri poterono
utilizzare le mani per raccogliere la palla su un retro passaggio di un compagno di squadra.
Con l’introduzione di questa nuova regola è partita una lenta ma radicale rivoluzione. Con il passare degli
anni, e, se vogliamo, con il ricambio generazionale, i portieri hanno dovuto affinare, migliorare, curare ed
allenare la loro tecnica podalica e nell’ ultimo decennio questo cambiamento è stato oltre modo evidente.
Lo sport del calcio è cambiato e con esso il ruolo del portiere.
Se tra gli anni ’90 e i primi anni 2000 su un retropassaggio era solito vedere un portiere calciare la palla il
più lontano possibile dalla propria area di rigore ora questo non succede più. Neuer, ter Stegen, Ederson,
Reina sono solo alcuni dei nomi dei portieri attuali che alla palla danno del “tu”.
E’ successo infatti che, soprattutto a partire dall’ ultima parte dello scorso decennio, al portiere viene
chiesto di essere il primo a far ripartire l’azione dal fondo. Si vedono sempre meno rinvii dal fondo e più
trasmissioni palla ai centrali che si allargano (in realtà, con la nuova regola del 2019, la palla se la vengono a
prendere a cinque metri dalla porta) o al regista che si abbassa, si vedono portieri eseguire cambi di gioco
e, qualche volta, anche degli assist.
Questo perché, come detto, il ruolo è cambiato e si può dire senza risultare blasfemi che il portiere è
diventato non solo “il primo attaccante” della squadra ma anche un “regista” vero e proprio. Ricezione e
trasmissione sono diventati dei fondamentali che il portiere deve curare con la stessa importanza con cui
cura una presa, una raccolta o un’ uscita alta o bassa che sia.
E come è possibile che un calciatore il cui primo obiettivo sarebbe quello di evitare di prendere gol diventi il
primo tassello con cui si cerca di costruirlo un gol? Servono tecnica di base e visione di gioco. E plasmare un
portiere con queste caratteristiche non è facile.
Bisogna partire fin da piccoli, dall’ attività di base, quando un bambino si approccia ai primi calci ad un
pallone. A quell’ età non devono esistere ruoli, non devono esistere schemi o moduli. Deve esserci solo
divertimento ma, già da quel momento, si devono insegnare ai bambini i fondamentali (la tecnica di base) e
bisogna farli giocare in tutti i ruoli possibili nelle partite in modo tale da abituarli a vedere il gioco da tutte
le prospettive del campo.
A quel punto, quando crescono, si inizieranno a valutare le caratteristiche e, una volta individuati quei due
o tre che potrebbero essere portieri, allora si cominciano a dare i ruoli. Con una formazione nell’ attività di
base come quella descritta sopra il bambino che si approccerà per la prima volta al ruolo del portiere avrà il
vantaggio sia di aver già giocato tra i pali e di avere una certa padronanza con la palla avendo sperimentato
anche cosa significa giocare in altre posizioni di campo.
Questa padronanza e queste conoscenze acquisite così precocemente saranno utili per sviluppare la visione
di gioco e poi, in età adolescenziale, per cominciare ad insegnare al giovane portiere concetti più
situazionali come girare palla, oppure il “pescare” un compagno posto ad una certa distanza, sempre
unitamente allo sviluppo della tecnica di base che non deve mai smettere di essere curata e migliorata.
Chiedere a un portiere di girare la palla con la difesa o di eseguire un lancio millimetrico per un compagno,
oppure anche di giocare come centrale aggiunto in fase di impostazione (es: Consigli del Sassuolo) non è
possibile se il portiere alle spalle non ha una certa esperienza fatta quello che ha vissuto fin da piccolo. Non
si può pretendere di avere un regista arretrato senza dargli delle basi. Queste basi sono le conoscenze e le
esperienze che il calciatore deve avere acquisito grazie ai concetti imparati fin da piccolo. Non è una cosa
scontata, non è una cosa che si può chiedere a tutti. Occorre un’adeguata programmazione e conoscenza
della materia, come sempre.