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L’allenatore dilettante

Se con il termine “dilettante” intendiamo, letteralmente, colui che coltiva uno sport non per professione, né
per lucro, ma per piacere proprio, ci dimentichiamo di una parte della realtà.
Se con “dilettante” identifichiamo in senso dispregiativo colui che dimostra scarse capacità (altra accezione
della stessa parola), probabilmente generalizziamo un concetto molto più ampio e complesso.
Chi è l’allenatore dilettante?
Un professionista mancato perché non aveva le giuste raccomandazioni?
Un probabile professionista che non ha voluto lasciare il lavoro sicuro che gli consente di vivere?
Un talentuoso allenatore che non ha avuto modo di poter partecipare ad un corso federale?
Un onesto allenatore a cui piace impegnarsi su campi fangosi e con linee laterali storte?
Probabilmente l’allenatore dilettante è tutte queste cose. O forse nessuna.
Certamente, non svolge il suo ruolo per denaro. I rimborsi spese non sono milionari.
Probabilmente non ha avuto le conoscenze (e forse neanche le competenze) per potersi confrontare con
allenatori che esercitano la “professione”.
Sicuramente, pur non essendo un professionista, svolge il suo compito con professionalità.
Perché si può essere professionali senza essere professionisti. Si può svolgere la propria passione con
competenza, scrupolosità e adeguata preparazione: aggiornamenti, formazione a distanza e non, studio
personale e letture varie sono impegni che tolgono tempo ad altri aspetti delle nostre vite e che raramente
rimpiangiamo. L’importante è non considerare professionisti i nostri giocatori; pretendere un minimo di
professionalità, ma comprendere che se Francesco, 21 anni, non è venuto all’allenamento perché non vedeva
la sua ragazza da una settimana, si può anche chiudere un occhio.
Da queste riflessioni nasce un paradosso meraviglioso. Essere dilettanti significa ricercare il piacere in ciò che si
fa. Coltivare una passione (e non un mestiere) significa soffrire e penarsi per svolgerla nel migliore dei modi.
SOFFRIRE PER RICERCARE IL PIACERE. La sofferenza che porta al piacere è una sensazione meravigliosa, pari a
colui che calca palcoscenici ben più importanti.
Il piacere per il goal di Claudio, un po’ sovrappeso ma con i piedi buoni, è come vincere una Champions
League. Anche se il custode ha fatto le linee laterali storte.