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LA TASSONOMIA DEL TIRO IN PORTA

Dopo aver approfondito la tassonomia della trasmissione (https://www.trovamister.com/letassonomie-dei-fondamentali-armando-verdino/), analizzeremo oggi quella del tiro in porta.
Fondamentale da coltivare anche e soprattutto nelle fasce di età più giovani (fin dai piccoli amici,
quando la fase egocentrica è massima, ma da non sottovalutare anche nelle categorie successive per
le variazioni nella conformazione fisica e della maturazione psicologica del giocatore in via di
sviluppo), rappresenta l’estrema conclusione dell’azione di gioco ma, forse per la sua naturalezza,
non viene spesso allenato in ogni sua sfaccettatura. Non è sufficiente infatti cambiare la posizione di
partenza di un ipotetico tiro o tirare dopo una sponda (specialmente se da parte dell’allenatore)
Le tassonomie prevedono l’acquisizione di gestualità, partendo dalle più semplici, fino a giungere
progressivamente a quelle più complesse. È impossibile comunque allenare separatamente e
cronologicamente i vari step proposti. L’elenco che segue può rappresentare una check list utile
all’allenatore per essere sicuro di aver esplorato tutti gli aspetti del fondamentale. Ai fini di una
crescita globale del ragazzo che gioca a calcio inoltre, è necessario indurre comportamenti variabili,
che facciano riferimento alle esperienze personali e alle situazioni di gioco che saranno affrontate in
partita. Sarà il Mister a dover creare esercitazioni dinamiche, all’interno delle quali i seguenti step
non saranno vissuti in maniera avulsa dal gioco, bensì inseriti in mini situazioni semplificate, che
prevedano sempre la possibilità di scelta tra due o più comportamenti.
I prerequisiti motori (capacità coordinative) necessari per il corretto svolgimento del gesto sono in
particolar modo l’equilibrio (monopodalico) e la differenzazione. Le altre capacità risultano altresì
fondamentali per l’acquisizione personale del tiro in porta.
Per ognuno dei seguenti punti, la palla può giungere, a colui che effettuerà il gesto, nelle seguenti
modalità, da prevedere nell’organizzazione delle attività: RASOTERRA, TESA, A PARABOLA,
RIMBALZANTE.
L’obiettivo è sempre fisso (la porta) e può essere FRONTALE o DIAGONALE
1. Da fermo
2. In movimento palla in possesso, con auto passaggio
3. In movimento, dopo un passaggio FRONTALE, con autopassaggio
4. In movimento, dopo un passaggio LATERALE, con autopassaggio
5. Di prima, da fermo, dopo un passaggio FRONTALE
6. Di prima, da fermo, dopo un passaggio LATERALE
7. Di prima, in movimento, dopo un passaggio FRONTALE
8. Di prima, in movimento, dopo un passaggio LATERALE
Si evidenzia fin da subito che il tiro di prima è una gestualità spesso spontanea nel bambino, il quale
vuole giungere al risultato (il goal) nel più breve tempo possibile.
L’esercitazione proposta dà spazio alla libera espressione dei ragazzi, riproponendo situazioni di
gioco; si svilupperanno azioni personali, sponde, cross, passaggi frontali e laterali, tiri da fermo,
ecc., allenando dunque tutti gli 8 punti sopra riportati. I benefici che si traggono, specialmente se
confrontati con le classiche file di giocatori al tiro dopo un passaggio dell’allenatore, sono enormi.

Esercitazione La tassonomia del tiro in porta – Armando Verdino