Gattuso giocherebbe nel calcio liquido?

Sempre più spesso si va alla ricerca di giocatori completi, oggi più che mai il termine fin troppo abusato è:
Calcio Liquido.
In realtà gli stessi concetti nella storia del calcio sono stati ampiamente testati e anche con fortuna: l’Ajax
degli anni ’70 con il suo calcio totale prima e Sacchi, poi, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90.
Probabilmente per i più attenti ce ne saranno altri, mi limito a quelli più citati.
Personalmente voglio andare contro quella che è oggi, a mio modestissimo parere, la moda del momento.
Un concetto molto sviluppato è quello che un giocatore si possa trovare in una posizione non a lui
congeniale nei vecchi sistemi numerati, che quindi debba essere preparato a situazioni in zone diverse e che
abbia la capacità di leggere e sviluppare la giocata.
Ma non è sempre stato così?
Ora si combattono i numeri, dal 442, al 433 o ancora il 352 definendoli statici, ma siamo sicuri che lo siano
davvero? Siamo così sicuri che i calciatori del passato non sviluppassero giocate anche in posizioni diverse
dalle loro?
Sono un milanista romantico, ricordo Baresi arrivare davanti al portiere dopo una discesa dirompente e
spesso calciare fuori. Ricordo Tassotti crossare quasi più di Donadoni e ricordo un inserimento di Rijkaard
che è valso una coppa dei campioni: questo per dire che il calcio non è mai statico per natura e che le mode
passano e passeranno, sostituite da qualche idea innovativa e qualche intuizione.
Prendiamo un giocatore su tutti, Gennaro Gattuso.
Ringhio non potrebbe giocare oggi nelle idee dei filosofi del calcio “moderno” eppure nei suoi Milan è stato
determinante, addirittura spesso trovandosi ad essere l’unico “incontrista”. Tanta corsa, tanta grinta ed un
cuore enorme a servizio dei più famosi campioni, eppure senza di lui a dare equilibrio chissà come sarebbe
finita.
Io credo che il gioco del calcio, in quanto gioco di squadra, si basi su alchimie che prendono in
considerazioni vari fattori: caratteristiche fisiche, mentali e doti tecniche.
Dietro ai più grandi fantasisti ci sono sempre stati dei grandi polmoni come Angelo Colombo nel Milan di
Van Basten, Tardelli e Bonini dietro Platini e si potrebbe continuare all’infinito.
Cannavaro è stato un gran marcatore, lo si potrebbe definire un difensore completo?
Ogni calciatore ha delle doti che devono essere messe a disposizione della squadra, il giocatore è un
ingrediente di una buona ricetta che sarà tale solo con il giusto equilibrio: troppo sale non va bene, poco
sale nemmeno.
Un allenatore deve essere un tattico ed uno psicologo, ma anche un buon cuoco, mai dovrà essere il
protagonista di una squadra: è la pietanza che deve eccellere e se saremo bravi faranno i complimenti allo
Chef.

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