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Le fasi sensibili

Perché quel ragazzo di 21 anni, buon attaccante, si fa sempre anticipare quando è in area di rigore? E
perché quel difensore, rapido e scattante, non riesce mai ad anticipare l’avversario?
Le risposte sono (anche) nascoste dietro il concetto di “fasi sensibili”. Con questo termine sono
identificate le fasi (fasce di età) in cui l’organismo del bambino è pronto ad apprendere, in maniera efficace,
determinate capacità motorie-coordinative e capacità psicofisiche. Nell’apprendimento, esistono età per le
quali si è più predisposti mentalmente e fisicamente a capire come comportarci in talune situazioni.
Crescendo, queste predisposizioni non si palesano e difficilmente sarà possibile recuperare il tempo perso.
Un bravo allenatore di prima squadra deve capire che se il difensore non va in anticipo, probabilmente
non ha sviluppato la capacità di reazione agli stimoli ottici ed acustici che vede il suo picco di acquisizione tra
gli 8 e i 10 anni. E se costui avesse cominciato a giocare a calcio a 11 anni e le sue esperienze motorie
extracalcistiche pregresse non contemplavano un allenamento di tale aspetto? E se, condizione assai
peggiore, l’allenatore nel settore giovanile non lo avesse educato con esercitazioni specifiche?
Il giocatore si troverà in ogni caso con un gap formativo non indifferente, che gli impedirà di essere un
giocatore completo.
A tal punto, spetta al Mister di prima squadra cercare di ovviare, puntando a comportamenti che esaltino
le caratteristiche dei singoli, senza snaturare concetti di gioco fondamentali. Si può suggerire ad esempio, al
difensore scattante, di marcare in maniera stretta per affrontare un duello dorsale nel quale le possibilità di
dribbling sono più prevedibili, piuttosto che uno frontale, dove è fondamentale la capacità di corretta risposta
agli stimoli. Allo stesso modo, si potrà chiedere ad un altro giocatore, di raddoppiare nel duello.
La responsabilità più grande è sicuramente però del Mister del settore giovanile. Se il tecnico di una prima
squadra è un sarto, che deve cucire i suoi metodi di gioco e di insegnamento sulle caratteristiche dei giocatori,
l’allenatore di scuola calcio è un mago che, toccando i tasti giusti, può trasformare le attitudini e i
comportamenti dei giocatori.
La tabella in allegato è tratta dalla “Guida Tecnica per le scuole calcio” a cura del “Settore Giovanile e
Scolastico della FIGC”.