Calcio maschile vs calcio femminile: mondi tanto diversi?

Siamo tutti d’accordo quando affermiamo che le ragazze e i ragazzi sono diversi, come nella vita anche negli sport. In questo articolo esamineremo queste differenze di cui dobbiamo tenere conto se vogliamo allenare al meglio una giocatrice di calcio. Analizzeremo in modo scientifico le prestazioni fisiche e comportamentali.

Nell’articolo precedente abbiamo scritto di come le allieve hanno una storicità diversa rispetto ad un allievo (leggi qui link), detto questo andiamo ad esaminare la parte fisica.

Fino alla pubertà non si registrano grosse diversità a livello di prestazione fisica o a livello muscolare, infatti ragazzi e ragazze possono giocare tranquillamente assieme. Con l’età dello sviluppo, le donne producono estrogeni e gli uomini testosterone, cominciano ad esserci sostanziali differenze. Il testosterone sviluppa la formazione ossea e la muscolatura facendole diventare più consistenti rispetto a quelle delle ragazze.
La secrezione degli estrogeni lavora sui tratti caratteristici femminili, allargamento del bacino, sviluppo del seno e accumulo di grasso sui fianchi e sulle cosce. Le femmine crescono più rapidamente rispetto ai maschi ma fermano prima il loro sviluppo, invece l’uomo continua a crescere.
A proposito di crescita. Mediamente le ragazze sono 13 cm più basse e 14-18Kg più leggere rispetto ai maschi.
Questo comporta, secondo alcuni studi scientifici pubblicati, una forza minore da parte delle femmine. Mediamente si è calcolato che tra soggetti allenati, c’è una differenza del 40-60% nella parte superiore del corpo e del 25-30% nella parte inferiore.
Quest’analisi viene valutata non in senso assoluto ma in base al peso corporeo.

Analizzando la resistenza possiamo notare che il cuore delle donne è più piccolo e avendo una minore concentrazione di emoglobina l’ossigenazione è minore. Questa caratteristica conferisce ai maschi una maggiore potenza aerobica ma maggior consumo nel breve periodo.
Cosa comporta all’atto pratico? Prendiamo ad esempio il jogging: Alla partenza l’uomo ha performance fisiche migliori ma sulla lunga distanza, la donna resiste meglio alla fatica.
A questa risoluzione è arrivata una ricerca di Runrepeat, compiuta insieme all’Associazione internazionale degli ultrarunners (IAU), analizzando più di 5 milioni di risultati sportivi degli ultimi 23 anni, provando che dopo una certa distanza, in media, le donne superano gli uomini nella corsa.

Dal punto di vista coordinativo, le donne sono avvantaggiate, grazie a tendini, legamenti e tessuto connettivo più elastico e una geometria articolare migliore. Le donne si rivelano facilmente allenabili per aspetti che riguardano l’agilità e l’orientamento spaziale.

Il ciclo mestruale, è spesso oggetto di discussione tra gli addetti al lavoro, in merito alle differenti prestazioni che un’atleta può avere in quel particolare periodo.
C’è da precisare che il flusso mestruale è diviso in tre fasi: fase mestruale, fase proliferativa e fase luteinica.
La durata del ciclo varia da donna a donna, generalmente dai 23 ai 38 giorni. Perfino le eventuali alterazioni dell’attività fisica sono assolutamente soggettive. Alcune ragazze possono avere delle performance migliori nella seconda fase, come altre invece hanno problemi nella prima. Non esiste un’argomentazione scientifica che avvalli con certezza delle evidenti tesi. Ciò vuol dire che andrebbe analizzato il ciclo di ogni giocatrice per carpirne bene gli effetti.
Un’intervista di Federica Pellegrini, dopo le olimpiadi di Rio, afferma che:
“Quella finale è stata l’unica cosa sbagliata in un anno da incorniciare. Mi sono ascoltata dentro a lungo, ho parlato con l’allenatore Matteo Giunta e alla fine abbiamo capito che la causa è stata la vicinanza al ciclo. L’ho calcolato malissimo, e mi sono trovata a gareggiare nel momento per me peggiore fisicamente: mi sentivo come su un’altalena, con cali e stanchezze repentine. In finale ero completamente un’altra persona rispetto al giorno prima. Ma non mi attacco alle scuse: è un aspetto che ho sottovalutato”.

La donna possiede delle caratteristiche psicologiche e comportamentali che differiscono da quelle dell’uomo.
Complessivamente le ragazze hanno una più grande capacità di sacrificio, di sopportare la sofferenza, la fatica, di superare la noia e la ripetitività delle situazioni. Questa è l’impressione che gli allenatori hanno di loro ma ciò non significa che queste non vadano sostenute e motivate.
Sul terreno di gioco hanno un approccio al gioco responsabile che genera vantaggi in termini di allenamento, sviluppando perseveranza a migliorarsi, capacità di autoanalisi, determinazione a portare a termine gli obbiettivi.
Emotivamente quando sono cariche sono inarrestabili, ma un insuccesso le può facilmente buttare giù, divorate da un senso di colpa alimentato dagli errori commessi. Le giocatrici hanno necessità di maggiore attenzione e comprensione specialmente nei momenti critici. Perché a differenza dei ragazzi, hanno la tendenza di somatizzare i problemi e di colpevolizzarsi.
L’allenatore deve essere abile nell’infondere sicurezza e fiducia. Alleniamo il fisico ma soprattutto la mente.

Un altro aspetto molto importante che non dobbiamo sottovalutare se si allenano delle ragazze è senza dubbio la prevenzione degli infortuni.
Le calciatrici sono più fragili nelle articolazioni del ginocchio e nella parte inguinale. Il bacino delle donne ha una conformazione delle ossa e dello spazio interno legate alla riproduzione e al fatto che la pelvi femminile è la sede di sviluppo e accrescimento del feto. Questo comporta un bacino più largo e perciò un diverso angolo Q del ginocchio che incide negli infortuni al legamento crociato anteriore, tre volte superiore rispetto ai maschi.
Tenendo conto di questo dobbiamo intervenire con esercizi di prevenzione dei traumi. Questi allenamenti hanno lo scopo di aumentare la resistenza di tutti gli elementi che compongono l’articolazione e alle sollecitazioni che avvengono durante l’attività sportiva. Possiamo eseguire dei Box jump e Drop jump, esercitazioni con delle meduse, con delle corde elastiche, ripetizioni sulla forza come gli squat, sull’agilità come scatti, sulla flessibilità allenando quadricipiti, polpacci e muscoli posteriori. Affidiamoci comunque a degli esperti del settore come fisioterapisti qualificati.

In conclusione possiamo dire che il calcio femminile ha sicuramente minore forza e velocità ma è potenzialmente più tecnico. A questo proposito interviene Emma Hayes, manager della squadra femminile del Chelsea. Dalle colonne del Times, infatti, la Hayes ha proposto di far giocare le calciatrici su campi più piccoli e con porte di dimensioni ridotte: “Le cestiste usano una palla di dimensioni inferiori, proporzionata alle loro mani, le ostacoliste saltano ostacoli più bassi, le pallavoliste utilizzano una rete meno alta di quella degli uomini, le tenniste giocano due set su tre anziché tre su cinque. Perché mai dovrebbe essere sessista chiedere per le calciatrici un campo più piccolo e porte ridotte?”.

Bambini e bambine giocano assieme fino alla preadolescenza, questa deve essere una cosa normale ma a qualcuno questa realtà può sembrare un’anomalia. A questo proposito ho trovato un articolo su tuttocampo.it, dove un genitore scrive una lettera, in merito alla diatriba sul calcio femminile. Ho preferito non commentarla. A seguire la versione integrale:
“So bene di quanta ipocrisia ci sia nel web e nel calcio. Sono un po’ imbarazzato nell’inviare questa lettera, ma la mia perplessità è reale: ma invece che pensare a riformare i campionati di Serie A e B non si può pensare ad iniziare dal piede giusto. È proprio obbligatorio che mio figlio giochi a calcio con delle bambine?
Ha 7 anni, categoria pulcini e non ne vuole sapere di giocare con delle femmine a calcio. Non gli piace e lo capisco. Si trasforma in un altro sport non è più calcio, ma danza col pallone. Ha paura di colpirle e di fare loro del male con un contrasto, in spogliatoio c’è sempre imbarazzo ed oggettivamente da quando ci sono le 2 ragazzine in squadra perdono sempre… non c’è una cosa che abbia senso. Non sono maschilista sia chiaro, anzi stimolo mio figlio perché giochi sempre senza escludere le “bambine” che spesso sono più sveglie e mature dei loro pari età maschietti. Ma su questo mi spiace insistere ma devo dar ragione a mio figlio. Se qualche genitore voleva un bimbo non deve necessariamente far giocare a calcio propria figlia distruggendo questo sport e quei maschietti che vogliono praticarlo. Inoltre anche per le ragazzine stare in un ambiente prettamente maschile dove c’è anche contatto fisico penso possa creare confusione.
Scusate per lo sfogo ma a breve dovrò pagare l’iscrizione annuale ma se mio figlio si ritrova le bambine non ci vorrà più andare.”

Da fiero allenatore di una squadra femminile e da amante del calcio mi impegno a trasmettere nello sport una nuova cultura inclusiva dove è possibile valorizzare ogni atleta nella sua integrità di persona e senza discriminazione alcuna.

Walter D’Affronto

Il Giornale dei Mister

Nuovi articoli ogni giorno redatti dal nostro staff.
Non perdertene neanche uno, seguici sui social!

Commenti recenti

    it_ITItalian