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Perché amo il calcio

Forse deve essere il ricordo di quando da bambino inseguivo la palla, giocavo con i ragazzi più grandi e nonostante non la prendessi mai il mio cuore era colmo di gioia.
Probabilmente amo il calcio per puro egoismo, per godere ancora di quei momenti fanciulleschi che, nonostante il tempo passi inesorabile, loro permangono più forti in me.
Perché amo il calcio?
Perché nella vittoria e nella sconfitta hai un compagno da ricordare, una pacca sulla spalla ed una parola del tuo allenatore, perché quei momenti li hai vissuti e condivisi con chi correva e lottava al tuo fianco.
Quanta gioia ci ha regalato una palla, un cortiletto si trasformava in uno stadio, una partitella tra amici diventava una finale della coppa del mondo, in pochi attimi non eri più tu, ti trasformavi nel tuo idolo e ti facevi la radiocronaca e se, malauguratamente facevi goal… Le braccia al cielo, un urlo come quello di Tardelli nel mondiale dell’82 e una gioia interminabile.
Perché faccio l’allenatore?
Per regalare tutto questo a chi non ha vissuto il nostro mondo, per condividere ancora quei gesti e quei momenti che mi sono stati regalati e che spero che un giorno un altro ragazzo trasmetterà a sua volta.
Ecco perché.