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Il valore dell’umiltà per il ruolo dell’allenatore

Per definizione, dal dizionario Treccani, per umiltà troviamo:
<< qualità e conseguente comportamento improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da
ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé >>
Consideriamo questo concetto ampiamente applicabile per il ruolo di allenatore sia per la prima squadra che
per il percorso settore giovanile.
Entrando nella definizione etimologica, si evince fin da subito che l’umiltà si considera una qualità, fornendo
quindi un valore aggiuntivo a colui che ne è in possesso.
Inoltre, si evince il riconoscimento dei propri limiti.
Questo aspetto è alla base del processo di miglioramento di ogni allenatore.
Riconoscendo i propri limiti, l’allenatore ricerca dove migliorare.
Si forma, si interessa e cerca sempre un confronto costruttivo al fine di essere sempre migliore come i propri
giocatori.
Da non sottovalutare è il distacco da ogni forma di orgoglio.
Soprattutto in prima squadra, ma spesso fenomeno anche nel percorso di settore giovanile, quanti allenatori
vediamo pronti ad andare via dopo una sconfitta, abbassando la testa e dritti per la propria strada?
Spesso, aprirsi, chiedere consiglio e valutare i propri errori sono alla base della ricerca di superare proprio sé
stessi.
Medesimo discorso per l’eccessiva sicurezza.
Un allenatore sicuro, è tutto fuorché un allenatore già formato.
Un allenatore sicuro va dritto per la propria strada, nonostante i consigli, nonostante le influenze esterne.
Certe volte lo strumento migliore per acquisire sicurezza è l’ascolto.
Possiamo quindi riassumere che è necessario un processo consapevole di miglioramento individuale
continuo, confrontarsi con gli altri e mettere in pratica le proprie idee, pronto sempre a metterle in
discussione.
Il nostro atteggiamento deve essere quindi di ricerca, di curiosità e di collaborazione sotto ogni punto di vista,
al fine di mettere la propria versione di sé allenatore e persona a disposizione dei propri giocatori.